Lavoro e welfare

LAVORO E WELFARE

I Comuni non creano occupazione ma la nuova amministrazione potrà (e dovrà!) fare molto per rendere Roma attrattiva per gli investimenti. Una consapevole strategia per le politiche culturali e del turismo, per il commercio e l’artigianato, per un nuovo modello urbanistico, per una seria politica per l’agricoltura e di una moderna e integrata welfare society, avrebbero importanti ricadute sull’occupazione.

- Messa a norma energetica degli edifici pubblici.

Per uscire dalla crisi c’è bisogno di tanti interventi. Di sicuro c’è bisogno di un grande intervento anche pubblico che costituisca la spina dorsale per riattivare l’economia. Ovviamente questo dovrebbe avere un senso, non si dovrebbero sprecare i soldi dei cittadini in spese qualsiasi. Si potrebbe pianificare e varare un grande piano del Comune di ammodernamento energetico degli edifici pubblici, che li metta a norma e, quando possibile, li trasformi anche in piccoli generatori di energia, sfruttando le nuove tecnologie. I palazzi pubblici di Roma necessitano praticamente tutti (tranne quelli di recentissima costruzione) di questo intervento. Otterremo due risultati: riattivare l’economia della città generando posti di lavoro, e in secondo luogo garantiremmo risparmi energetici (e di bolletta) che avrebbero effetti positivi sui bilanci del Comune di Roma.

-Commercio e artigianato, i due polmoni dell’economia romana.

Siamo nella Città e nella Regione con tassi di presenza delle Piccole e Medie Imprese più alti della media nazionale.  Queste attività impiegano spesso giovani lavoratori tra i propri addetti. Il Comune di Roma può sia intervenire direttamente, sia proporre azioni condivise con la Regione al fine di regolamentare meglio questo mondo garantendo opportunità a tutte le diverse sfaccettature di questo mondo. Riuscire in questo intento è un modo per tutelare al meglio il lavoro in questa città e la ricchezza delle famiglie.

Proporrò di:

varare un nuovo “piano del commercio”, che consideri nel giusto modo il commercio al dettaglio e di vicinato assieme a quello della grande distribuzione e dei centri commerciali, e che preveda misure chiare di lotta all’abusivismo e di tutela del commercio itinerante “legale”;

– valorizzare i “centri commerciali naturali” per riequilibrare le soluzioni di insieme troppo spostate verso le grandissime strutture di vendita che impediscono di valorizzare il commercio di vicinato;

– intensificare l’esperienza delle imprese sociali di mercato per riconoscere da parte del Comune di Roma e della Regione l’utilità di ricorrere allo strumento della concessione per una valorizzazione della piccola impresa in attività pubbliche minori. Di particolare rilievo assume l’iniziativa di quegli enti territoriali che stanno sostenendo l’esperienza delle imprese sociali di mercato, stipulando accordi con il sistema bancario attraverso anche il microcredito.

- Insegnamento delle professioni nei luoghi a più alto abbandono scolastico.

Cercherò di valorizzare e intensificare tutte quelle esperienze associative che attraverso l’uso di fondi europei concentrano la loro attività sull’insegnamento di professioni e mestieri, direzionando tale lavoro soprattutto nelle zone di Roma a più alto abbandono scolastico. Insegnare una professione, sburocratizzare le procedure del Comune e garantire parità di condizioni nel momento in cui entra sul mercato possono essere un modo innovativo e utile per uscire dalla piaga della disoccupazione che nelle zone più povere di Roma diventa spesso un viatico per penetrazioni delle organizzazioni criminali.

- Utilizzo fondi europei

Istituire un organismo di coordinamento del Comune di Roma e la Regione sulla programmazione delle risorse attivabili a livello comunitario.

- Tirocini: opportunità, non sfruttamento.

Credo che sia necessario stringere un accordo operativo con “SOUL”- la ricerca di opportunità per i laureati nelle università romane e costruirne uno analogo per gli istituti tecnici e professionali – affinché tutti i giovani romani abbiano concrete possibilità di stages di tirocinio presso le aziende comunali, presso le amministrazioni pubbliche e presso le imprese che sottoscriveranno un protocollo di impegno, affinché il tirocinio sia davvero un’occasione di formazione e non l’ennesima forma di sfruttamento per i giovani.

- Politiche Sociali: un nuovo Piano!

Penso che il tasso di civiltà di una grande metropoli moderna si vede soprattutto nel modo in cui l’amministrazione si occupa dei più poveri e degli esclusi, sopratutto in un periodo di crisi. La gestione fallimentare della Giunta Alemanno per quanto riguarda le politiche sociali ha seminato danni molto gravi, bloccando i trasferimenti per i servizi ai Municipi. I continui tagli, quasi sempre indiscriminati, fanno sì che i municipi siano costretti a chiudere i servizi, provocando forti difficoltà non solo alle fasce sociali più vulnerabili (in continuo aumento), ma anche a tutte le realtà, dalle associazioni alle cooperative, che operano e lavorano quotidianamente nel sociale. Proporrò che si riparta dall’elaborazione di un rinnovato PIANO REGOLATORE SOCIALE che definisca le linee d’intervento pluriennali e che modernizzi le politiche d’intervento contro la povertà e l’esclusione senza cancellarle o stravolgerle. Il Comune può e deve svolgere attività di pianificazione e regolazione anche molto incisive, senza rinunciare allo straordinario patrimonio che è il mondo dell’associazionismo nel settore sociale. Ovviamente in questo settore sarà determinante la concertazione di queste politiche con i beneficiari di tali interventi, i municipi e le associazioni.

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