Spazi

Per parlare di spazi, e in particolar modo di spazi pubblici, non si può ignorare l’umiliazione che il concetto stesso di pubblico sta attraversando negli ultimi anni. Da tempo sia la progettazione urbana che le scelte amministrative hanno portato ad una netta restrizione degli spazi ad uso pubblico e collettivo contrapponendo un’inarrestabile tendenza all’uso privato, rinunciando così alla sfera collettiva. Fotografia di tutto ciò sono le periferie, quartieri dormitorio privi di qualsiasi servizio pubblico, cresciuti senza un  ordinamento e nessun criterio urbano. La città a cui penso è, invece, luogo pubblico per eccellenza, in cui i bisogni e la creatività di ciascuno possano trovare spazio.

– Emergenza abitativa, la priorità ASSOLUTA.

Il problema casa in tutte le sue forme è uno dei principali problemi di Roma. L’assurdità della situazione sta in due questioni: l’incredibile numero di vani sfitti presenti in città e il continuo crescere dei volumi messi in costruzione (e per lo più invenduti), perché, data la situazione economica generale, il Comune può far cassa solamente facendo costruire in cambio degli oneri di urbanizzazione. Altra condizione inaccettabile è la situazione degli affitti, che oramai rende impossibile affittare un’abitazione a Roma. La mia priorità di lavoro sarà indirizzata a dare al Comune di Roma un ruolo molto più attivo nella gestione di questo problema, attraverso interventi diretti ed indiretti sul mercato.

In primis il Comune può fare da mediatore e da garante per chi vuole vendere (o affittare) e chi vuole comprare (o entrare in affitto), garantendo l’opportunità di canoni congrui. Questo aiuterebbe i cittadini (specie le giovani coppie) a trovare una casa e gli imprenditori del settore delle costruzioni a non rimanere con un pugno di mosche in mano dopo aver costruito.

Inoltre, per eventuali edifici abitabili di proprietà del Comune, questo dovrebbe:

– venderli, con prezzi e/o condizioni di mutuo favorevoli alle famiglie anche in questa situazione economica. Ciò avrebbe l’effetto positivo di aumentare la diffusione della proprietà immobiliare tra le famiglie, invece che tra i grandi istituti di credito o assicurativi o finanziari che spesso tengono questi immobili sfitti.

– nel caso in cui non fosse possibile venderli, metterli in affitto a condizioni contrattuali molto convenienti per provare a determinare in questo modo l’abbassamento dei canoni d’affitto in città.

In secondo luogo il Comune deve arrivare a conoscere la situazione di ogni casa che sta sul suo territorio, costruendo adeguate campagne, anche coordinate con altri apparati dello Stato o degli Enti Locali. Il comune di Roma deve sapere quanti e quali sono i vani sfitti. Sui proprietari di questi (compreso il Comune stesso) va applicato un fortissimo inasprimento fiscale che spinga i proprietari ad affittare o a vendere. Non è tollerabile che in una città come Roma esistano situazioni di emergenza abitativa per le famiglie, specie per quelle giovani, quando si dispone di un tale numero di abitazioni non utilizzate.

Terzo fronte la lotta serrata al “nero”, che oltre ad essere un reato che consente guadagni non sottoposti alla tassazione ordinaria, distorce il mercato degli affitti. Su questo tema si rende necessario un intervento per la presenza degli studenti universitari fuorisede, che a Roma sono moltissimi, attirati dall’importante sistema delle nostre università. Gli studenti sono il “contraente debole”, cioè DEVONO per forza trovare una locazione. Per farlo sono disposti a qualsiasi condizione contrattuale (ed anche qualsiasi condizione del vano abitativo, che infatti è spesso fuori norma e insicuro). La legge nazionale ha fatto dei passi in avanti in questi anni garantendo sia appropriati sgravi fiscali per chi affitta alla luce del sole sia la possibilità per chi sta in nero di denunciare il proprietario senza perdere la casa. Ora questi strumenti vanno completati dall’intervento del Comune sia a supporto di chi denuncia (fornendo supporto legale effettivo ed efficiente magari attraverso i Municipi) sia attraverso, come detto nel punto precedente, la conoscenza della situazione dei vani abitativi del Comune. La lotta al nero garantisce il recupero di risorse che possono essere impegnate diversamente o possono essere usate per abbassare le tasse per chi è più in difficoltà.

- Nuovo “piano casa”.

Il territorio romano presenta vaste aree degradate e abbandonate. L’idea è quella di concepire un nuovo “piano casa” che limiti lo spreco di suolo e la speculazione edilizia, ma che sia volto al recupero funzionale, all’aumento delle prestazioni tecnologiche e all’autosufficienza energetica del patrimonio edilizio esistente da destinare a fini locativi agevolati per soggetti deboli o da offrire alla imprenditoria giovanile a sostegno di progetti di start up;

- Scuole: spazi pubblici, spazi di tutti!

Penso che le scuole, luogo pubblico e di partecipazione per eccellenza, potrebbero rimanere aperte oltre il normale orario della didattica per permettere alla cittadinanza e alle associazioni del territorio di svolgere attività culturali e sportive, riappropriandosi di questi spazi e prendendosene cura. In questo modo si ovvierebbe ai problemi di carenza di luoghi  dedicati ad attività culturali, sportive e artistiche che i nostri quartieri vivono tutti i giorni, e si incentiverebbe la partecipazione dei cittadini alla vita del proprio territorio, rendendo i nostri quartieri più aperti e sicuri. Ovviamente i costi di tale proposta non potrebbero ricadere né sulle casse dello Stato, né sulla generosità degli operatori scolastici, che già fanno tanto per le nostre scuole e i nostri ragazzi; si dovrebbe invece sperimentare un patto di fiducia e collaborazione con tali associazioni. Spazi pubblici, spazi di tutti!

- Più biblioteche!

L’esperienza del Circuito Biblioteche di Roma è una delle migliori della nostra città: un modello prezioso da salvaguardare e sviluppare. E’ per questo necessario ampliare il sistema bibliotecario anche alle zone di Roma ad oggi sprovviste, per contribuire, oltretutto, a rendere i nostri quartieri più sicuri, perché vivi e partecipati.

- Biblioteche in notturna.

Come sanno bene gli studenti di Roma, gli orari in cui si può accedere a questi spazi sono del tutto insufficienti. Sogno una città in cui le biblioteche siano aperte anche la sera (e alcune anche la notte!), per garantire effettivamente ai romani un diritto fondamentale quale è quello allo studio.

- E i beni confiscati?

Roma è la settima provincia in Italia per beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ma il 33% di questi risultano inutilizzati o occupati senza titolo. I municipi della nostra città sono carenti di biblioteche, sedi di associazioni e luoghi di aggregazione; le nostre università non riescono a garantire a tutti gli studenti che ne avrebbero diritto i servizi di assistenza e diritto allo studio, come case, mense o biblioteche. Il mio impegno sarà rivolto a che una parte di questi beni sia destinata a servizi per gli studenti e alle associazioni che operano sui territori. Ciò significherà oltretutto risarcire la comunità a cui le mafie sottraggono futuro e opportunità e rilanciare cultura e partecipazione, che sono le armi più importanti per la lotta alle mafie. Significherà inoltre proporre un modello diverso, che guardi al riuso e  al recupero dell’esistente, piuttosto che alle nuove costruzioni.

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