Perchè l’Italia deve investire sulle Donne – Il mio intervento in Aula Giulio Cesare

Share on facebook
Share on twitter
Share on telegram
Share on whatsapp

Ieri, in occasione della Giornata internazionale della donna e diritti di pari opportunità sono intervenuta durante i lavori dell’Assemblea Capitolina. Ecco il mio intervento:

Onorevoli Colleghe e onorevoli Colleghi, sono convinta che l’8 marzo non debba essere solo un giorno di festa, bensì un’occasione di riflessione sulla condizione femminile.

Indubbiamente il significativo incremento della rappresentanza femminile nell’Assemblea Capitolina e nella Giunta è un segnale positivo.

Siamo 16 consigliere e 6 assessori.

Anche in forza di questo ritengo che debba essere garantita una maggiore attenzione dell’amministrazione capitolina nei confronti di tutte le donne romane.

Sono certa che questa nutrita rappresentanza, nonostante il momento difficile per il nostro paese e soprattutto per la nostra città, cercherà, insieme a tutte le istituzioni, di costruire un fattivo rapporto di monitoraggio sul territorio a tutela e sostegno delle donne in difficoltà. Inoltre ci faremo promotrici di interventi e progetti che possano migliorare la vita e la condizione delle donne.

Proprio ieri, l’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea ha presentato al Consiglio Europeo di Bruxelles la più grande indagine a livello mondiale sulla violenza subita dalle donne in età adulta e durante l’infanzia.

E’ emerso che in Europa, su un campione di 42 mila donne intervistate, il 33 % risulta essere state vittime di violenza fisica e psicologica, il 27 % in Italia.

A Roma si continuano a registrare comportamenti scorretti, atti persecutori, sopraffazioni e violenze che di anno in anno sono in crescita.

Molti episodi, però, sfuggono alla statistiche perché sono in qualche modo tollerati e non vengono denunciati in quanto avvengono all’interno delle mura domestiche.

Sappiamo, quindi, quanto sia importante che le vittime parlino e chiedano aiuto per tempo, ma soprattutto che possano avvalersi di strutture adeguate a sostenerle.

A tal proposito voglio ringraziare tutte le associazioni, le volontarie e i volontari che ne fanno parte e che sono riusciti ad instaurare una tempestiva ed efficace collaborazione con le forze dell’ordine e le strutture ospedaliere garantendo un’immediata assistenza alle vittime.

Chiedo, a tal proposito al Sindaco e alla Giunta, un impegno concreto per cercare rapidamente una soluzione per garantire il proseguo delle attività che vengono messe in campo quotidianamente da questi operatori. Il volontariato è una risorsa indiscutibile, ma le donne hanno bisogno dei servizi!

Vorrei inoltre ringraziare il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti e il Consiglio Regionale del Lazio che proprio ieri ha approvato una legge regionale per contrastare la violenza contro le donne e per promuovere la cultura del rispetto, dei diritti umani fondamentali e delle differenze tra uomo e donna.

Non va dimenticato, infine, il crescente tasso di disoccupazione che penalizza principalmente le giovani generazioni.

In un periodo di difficoltà economica sono soprattutto le donne a subire nell’immediato le conseguenze negative e a godere più tardi dei benefici della ripresa.

Secondo gli ultimi dati Eurostat in Italia il tasso di disoccupazione giovanile è al 41% contro una media nei paesi europei del 24,2%.

E la situazione delle giovani donne è ancora più negativa perché arriva a oltre il 50%. Tutto ciò è intollerabile, oltre che profondamente ingiusto.

In Italia sono sempre più le ragazze che si laureano e le giovani, spesso, superano i loro coetanei, non solo nell’istruzione, ma anche per certi versi, nel consumo di cultura.

Rattrista però constatare che questo impegno nell’accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, nell’arricchire il proprio capitale umano non trovi poi in generale, ma in particolare per le donne, un adeguato riscontro nel mondo del lavoro.

Il mercato del lavoro purtroppo penalizza maggiormente le donne alle quali non è adeguatamente riconosciuto né il doppio lavoro che svolgono in famiglia e fuori, né tantomeno il diritto alla maternità.

Come può definirsi “civile” un Paese in cui una donna che ha un’occupazione precaria non può programmare la nascita di un figlio senza mettere in pericolo il proprio posto di lavoro?

Occorre, quindi, concentrare l’attenzione sul tema della conciliazione tra famiglia e lavoro per agevolare e favorire l’ingresso delle donne in ogni settore e auspicare una piena affermazione del ruolo che esse possono svolgere.

Ricordo, onorevoli colleghi, che i bassi livelli occupazionali femminile rappresentano uno dei fattori di debolezza della economia italiana ai quali è necessario porre rimedio. Come dimostrano diverse ricerche, un incremento dell’occupazione femminile determinerebbe un importante aumento del PIL.

Permettetemi in conclusione, un’ultima considerazione, ma non per questo meno importante.

Sono trascorsi più di 70 anni dal 1945, quando Ada Natali, prima donna eletta sindaco in Italia, varcò la soglia del municipio di Massa Fermana, nel Marchigiano.

A distanza di 70 anni, le ultime elezioni politiche hanno consegnato alla storia il parlamento più giovane di sempre, dove un deputato su tre è una donna.

Per questo non posso non esprimere tutto il mio rammarico per aver appreso questa mattina che alla Camera, dove è in discussione la riforma della legge elettorale, il tema della pari rappresentanza di genere nelle liste sia stato accantonato, pur essendo oggetto di numerosi emendamenti trasversali.

E’ paradossale che il Parlamento più “rosa” della storia Repubblicana non ritenga fondamentale la questione della parità di genere.

Sottoscrivo quindi, l’appello dei senatori e delle senatrici Pd nella speranza che venga colmata al più presto questa lacuna.

Ci sono misure per un’equa rappresentanza di genere in tutti i livelli di governo nel nostro Paese. Sarebbe irragionevole penalizzare le donne nella normativa più importante, quella per l’elezione della Camera dei deputati.

 

 

Altri articoli